Un gruppo Whatsapp «anti-pattuglie – anti autovelox»: I tre fondatori nei guai

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Galeotto fu Whatsapp. Rivelatosi una piattaforma ideale per condividere con un gruppo di contatti segnalazioni relative alla posizione di posti di blocco di blocco e pattuglie di carabinieri, vigili o poliziotti che fossero. Un’idea che rischia però ora di costare davvero cara a tre trentenni valsabbini di Vestone, gestori del gruppo e scoperti dai carabinieri. Ora potrebbero essere condannati per interruzione di pubblico servizio, ma ad altri potrebbe andare anche peggio e ritrovarsi con un’accusa di favoreggiamento per reati ben più gravi.

Il giochetto funzionava in modo molto semplice, facendo leva su un falso senso di solidarietà fra utenti della strada: chi faceva parte del gruppo segnalava agli altri la posizione di un posto di blocco, tutto qui. In tempo reale gli altri duecentoquaranta smartphone collegati segnalavano il «pericolo» e i loro proprietari erano avvisati.

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