In tre stuprano ragazzina, la schifezza dopo 16 anni Vergogna totale al processo: com’è andata a finire

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Minorenne stuprata, il processo dura 16 anni: aguzzini liberi per la prescrizione

Pensate che la giustizia in Italia sia una schifezza e una delle cause principali dello stato penoso sul piano sociale, economico e politico in cui il nostro Paese si trova? Leggete la storia di Camilla (nome di fantasia) e tutto quello che avete letto fin qui di male sul nostro sistema giudiziario vi sembrerà una favoletta a lieto fine.

La sua vicenda inizia nel lontano 2001, quando lei ha 16 anni e finisce in una comunità per minori alle porte di Torino dopo essere stata violentata dal padre. Come scrive repubblica.it, però, il suo calvario è solo agli inizi. In comunità la ragazza stringe amicizia con una educatrice di 20 anni più vecchia di lei. Camilla si affida a lei, che invece si trasforma nella sua aguzzina, prima obbligandola a rapporti sessuali con lei e poi a rapporti a tre prima col marito e poi con l’amante (un altro dipendente della comunità).

La storia va avanti per mesi finchè Camilla, grazie all’aiuto e all’appoggio di un’altra educatrice, trova il coraggio di denunciare i suoi aguzzini. E’ il 2002 ma il processo, che pur dovrebbe svolgersi in abbreviato, approda davanti al giudice per l’udienza preliminare solo cinque anni dopo. Nel 2007 i tre (educatrice, marito e amante) vengono condannati in primo grado. Gli imputati fanno appello e passano la bellezza di altri nove anni perchè la sentenza della Corte d’appello di Torino venga pronunciata(settembre 2016) e poi depositata (febbraio 2017).

A quel punto, le violenze singole sono prescritte. Restano in piedi solo i reati di gruppo e di imputati ne rimangono solo due perchè il marito dell’educatrice, nel frattempo, si è suicidato. I due condannati fanno ricorso in Cassazione, con tempi ormai brevissimi, dato che i due episodi di violenza di gruppo contestati sono di aprile e giugno 2002 e si prescrivono in quindici anni.

In Cassazione il fascicolo viene trattato subito: nel giro di un mese la storia è in aula, ma non basta. Per i giudici di Cassazione, che non possono giudicare nel merito, il ricorso degli imputati è giuridicamente fondato. Annullano la sentenza d’appello e la prescrizione a quel punto spazza via tutto. Camilla oggi, di anni, ne ha 32. La sua vicenda giudiziaria è durata per metà della sua vita. Inutilmente.

 

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