Salvini choc: chiuderemo i centri islamici

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Il leader della Lega torna anche alla carica contro l’euro: “Causa del declino”

Roma – Basta con gli assembramenti di fedeli islamici che usano tutto (garage, parcheggi, persino strade e parchi) per pregare.

Il leader del Carroccio, Matteo Salvini, mostra i muscoli e nel suo programma elettorale (da poco pubblicato sul sito salvinipremier.it) spiega come sarà il multiculturalismo e la pluralità religiosa nell’Italia guidata dal centrodestra.«La radicalizzazione si combatte – scrive Salvini – ribadendo che nello Stato italiano la libertà di professare il proprio culto va esercitata nel pieno rispetto di tutti gli altri diritti costituzionali». Fin qui la premessa sembra morbida e in definitiva scontata e in linea con quanto già scritto nella nostra Carta. Poi però ecco l’elenco puntale delle cose da fare tra cui due norme di rottura: «Divieto di occupare il suolo pubblico per pregare» e «Divieto di regole finanziarie o fiscali diverse da quelle italiane» e il riferimento è all’accordo tra Coreis (Comunità religiosa islamica) e l’Ente nazionale per il microcredito che prevede uno stanziamento di fondi pubblici per incoraggiare l’impresa islamica.Ad avallare questa posizione anche l’ultima dichiarazione del segretario della Lega: «Con noi al governo tutti i centri culturali islamici verranno chiusi specialmente se alterano i principi fondamentali come legalità e trasparenza». È l’incipit, questo, del messaggio col quale domani a Umbertide (Perugia), verrà inaugurata la sede del partito. «Ho deciso di aprire ufficialmente la mia campagna elettorale a Umbertide – recita il messaggio – perché questa cittadina incarna l’esempio della politica fallimentare del Pd per cui si aprono centri culturali islamici che, fatti alla mano, minano la sicurezza cittadina, e si assegnano le case popolari a vantaggio degli stranieri». A Umbertide, infatti, circa l’80% degli immigrati gode di alloggi comunali, mentre si chiudono caserme o si riduce il numero delle forze dell’ordine».

Il programma della Lega di governo, poi, porta un altro argomento di rottura. Che di certo alimenterà il dibattito della campagna elettorale. «L’euro è la principale causa del nostro declino economico – si legge -, una moneta disegnata su misura per Germania e multinazionali e contraria alla necessità dell’Italia e della piccola impresa». Il programma, avverte Salvini, va a integrare quello concordato con gli alleati: non è alternativo. E in esso infatti troviamo accenni alla flat tax e alla cosiddetta «pace fiscale». In tema di pensioni, invece, il leader della Lega si fa forte di un principio poco conciliabile con la situazione contingente e con il realismo dei suoi alleati.

«La pensione è un diritto non negoziabile per chi ha lavorato una vita – si legge nell’introduzione del capitolo sulla previdenza -. È dovere dello Stato garantirla senza cambi in corsa». Il Giornale

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