Poliziotto, lavorando con immigrati, svela ogni segreto e chi ci guadagna

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Daniele Contucci, di anni 46 ha lavorato per ben 27 anni in Polizia. Si è occupato principalmente di immigrazione.

Ora, purtroppo è in convalescenza in un ospedale militare per motivi di ansietà depressiva causa del suo palesare ciò che si nasconde dietro gli immigrati.

Infatti in un intervista, Contucci ha dichiarato: “Nel 2010 sono stato trasferito in una Task Force altamente specializzata in materia di immigrazione denominata Unità Rapida Intervento (Uri)”.*

Qui analizza la fallimentare gestione del fenomeno, dal rischio di malattie infettive alla palude burocratica del Cara di Mineo, del riconoscimento dei migranti, di pratiche per il diritto d’asilo lunghe fino a 18 mesi.

Contucci ha iniziato a denunciare tutto pubblicamente e da allora, accusa, “la Uri è stata prima demansionata e poi chiusa.

Le mie denunce davano così fastidio che sono stato parcheggiato in ufficio ad inserire nominativi in una banca dati, postazione dove era praticamente impossibile riscontrare anomalie”. Ritorsioni, afferma, “al limite del mobbing”.

Inoltre aggiunge: “Ogni richiedente asilo ha un costo al giorno per lo Stato di 35 euro, il Cara di Mineo durante il periodo in cui lavoravo ne ospitava quasi 4.000, provate a moltiplicare questa cifra per un anno e troverete la risposta”.

A guadagnarci è la mafia, ma al fenomeno “collaborano” in tanti. Dito puntato contro le Ong: “Parallelamente alle operazioni di soccorso ufficiali, ci sono altri salvataggi. Le organizzazioni di volontariato si spingono fino alle coste libiche incentivando così le partenze e alimentando le organizzazioni criminali. Questo non è umanitarismo ma speculazione”.

Conclude: “Nel giugno 2014 ho partecipato ad uno sbarco al Porto di Augusta. Sono arrivate 1.200 persone di cui 66 avevano la scabbia e varie unità con tubercolosi conclamata e noi agenti non avevamo i dispositivi di protezione individuale previsti dal Ministero dell’Interno e della Salute. Temevo d’essermi ammalato e, per precauzione, non ho visto mio figlio per 45 giorni”.

Ha proseguito a lavorare, conclude amaro Contucci, “per senso del dovere, si trattava di una situazione emergenziale”. E ora è stato “abbandonato da tutti. Non solo dalla Polizia di Stato ma anche dal sindacato e dalla politica. Inizialmente, un partito di cui preferisco non fare il nome mi aveva supportato dandomi spazio e voce poi anche lì è arrivata la censura. Mi sono sentito sfruttato, letteralmente usato. E infine messo all’angolo”.

FONTE:https://adessobasta.org/2017/08/02/poliziotto-lavora-immigrati-svela-segreto-ci-guadagna111/

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