Ius soli, Prodi a gamba tesa: “Approvarlo dopo la manovra”

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“Credo che una volta sgomberato il campo con la legge Finanziaria sia possibile approvare la legge sullo ius soli”.

Romano Prodi suona la carica per l’assalto alla diligenza Italia. Lo fa usando la legge, che regala la cittadinanza ai figli dei clandestini nati in Italia, come testa d’ariete per pungolare il governo Gentiloni e, soprattutto, il Pd di Matteo Renzi. E avverte: “Quando ho fatto l’Ulivo era di una semplicità estrema. Io lo zaino lo tengo sulle spalle e faccio di tutto perché non ci sia più il cartello di campeggio, bisogna fare di tutto, creare le condizioni politiche perché il riformismo riprenda a camminare”.

Ospite di Radio Capital, Prodi torna a sventolare lo ius soli per compattare la sinistra radicale.”È ancora possibile farcela ha aggiunto – dice – dipende dall’insistere sul contenuto vero dell’operazione: bisogna studiare che questi ragazzi hanno studiato qui, che hanno bisogno di lavoro i più bravi di questi se ne vanno via perchè si trovano fuori dal nostro paese. Abbiamo speso per farli studiare e poi non gli diamo la cittadinanza”. Secondo l’ex premier, quella all’esame del Senato “non è una legge totalmente permissiva”. “Il problema – aggiunge – è che il dibattito è scivolato in un’altra direzione”. Importante sarà, secondo Prodi,”ritrovare una politica europea che avrà effetto tra tanti, tanti anni. Operare insieme, ma la politica internazionale è piuttosto caotica”. “L’Europa è fatta per dare un futuro a tutti noi e di fronte a Stati Uniti e Cina che stanno dominando il mondo l’Europa deve diventare solidale”.

Nell’intervista a Radio Capital, Prodi torna a predicare il “dialogo tra i partiti della sinistra”. “Altrimenti può succedere di tutto – chiosa – io credo che la politica sia dialogo. Se non c’è dialogo tra le forze di sinistra le forze riformiste sono tutte finite”. Il disegno che ha in mente è lo stesso dell’Ulivo. Tutti uniti contro il centrodestra che ora è dato in testa ai sondaggi. “Le elezioni le vincono coloro che danno un messaggio di poterle vincere – continua il Professore – se si vuole che non vinca il passato, bisogna tornare a un dialogo o un riconoscimento della linea comune da parte del centrosinistra, altrimenti è ovvio che vincerà qualcun altro”. E a Renzi, che sul caso Consip ha gridato al complotto, non le manda certo a dire: “La frammentazione del Paese è il vero problema, non il complotto. Sicuramente – conclude – ci sono dei casi ma non esageriamo, l’Italia è un Paese dalla democrazia sicura, non esageriamo”.

 

Fonte: http://www.ilgiornale.it/

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